INTELLIGENZA OPERAIA O….ARTE DI ARRANGIARSI?

di Luigi Sartirano – operaio e Delegato al Montaggio della FIAT Rivalta
L’universo FIAT è talmente complesso e variegato che non lo si può conoscere se non lo si vive dall’interno e per diversi anni. E’ diverso da stabilimento a stabilimento e, all’interno dello stesso stabilimento, varia tra i vari settori produttivi, è diverso tra il montaggio e la verniciatura e dalla meccanica ad un altro settore. Cambia proprio il modo di vivere e di rapportarsi gli uni con gli altri, si vive in mondi diversi.
Non è un’ osservazione banale come potrebbe sembrare a prima vista, è invece molto importante quando come sindacato si deve prendere delle decisioni importanti. Se non si prescinde da questa conoscenza si rischia di prendere delle cantonate con conseguenze a volte disastrose.
Intanto cominciamo col dire che il semplice cittadino, padre o madre di famiglia o quant’altro, quando entra in fabbrica e diventa operaio od impiegato o capo squadra, si spoglia della personalità esterna e cambia completamente il suo modo di essere e di agire per riprenderlo una volta uscito dalla fabbrica a fine turno. Cambia perché costretto, si deve adattare per cercare di sopravvivere, cambia perché deve lottare contro un ambiente per certi versi spietato e ostile, deve sopravvivere ad una specie di legge della giungla.
Per adattarsi all’ambiente, l’operaio medio, fa ricorso a varie tecniche di sopravvivenza, alla propria intelligenza e alla cosiddetta arte di arrangiarsi tipicamente italiana e meridionale, per quanto riguarda i piemontesi, (a Rivalta la presenza di lavoratori proveniente dalle vallate del Pinerolese era massiccia) usavano un misto di intelligenza e furbizia contadina e montanara per sopravvivere, non tanto per la fatica alla quale erano abituati (dopo le 8 ore in fabbrica molti passavano altre ore a lavorare i campi) ma per adattarsi al nuovo mondo per loro ostile e traumatico.
I tecnici (vedi i cronometristi) della FIAT, conoscendo i loro polli (gli operai) e la loro tendenza a risparmiare fatica, quando avviavano una nuova vettura consegnavano al sindacati i cosiddetti tempi provvisori in assestamento, erano tempi fatti a tavolino applicando tabelle standard internazionali…….e stavano a guardare come gli operai, nel giro di 6 mesi riuscivano a ridurre, tramite, veri e propri colpi di genio e trovate, a fare le operazioni a loro assegnate in minor tempo. A quel punto la FIAT s’impossessava dell’intelligenza operaia e consegnava i tempi definitivi notevolmente tagliati senza dare niente in cambio agli operai (questa cosa fu in qualche misura recuperata con le Proposte Miglioramento Qualità, che retribuiva in parte le IDEE dei lavoratori. Vedi accordo Rivalta PMQ). Per altro una procedura della FIAT legittima perché prevista dall’accordo ’71.
Esistono poi diversi modi di arrangiarsi che consistono nella collaborazione tra più soggetti, per esempio scambiarsi pezzi da montare all’insaputa del capo squadra (cosa dannosissima per la qualità del prodotto) oppure concordare con l’operaio del turno opposto che è nella stessa postazione come lasciare una vettura da fare per finire prima e viceversa.
Poi, a volte l’arte di arrangiarsi arriva a fare delle cose che mettono a rischio lo stesso lavoratore, per esempio sulle linee di montaggio esistono dei varchi tecnici che non devono essere superati in quanto si entra in tratti di linea pericolosi perché ci sono degli ingranaggi non protetti o pericoli di elettricità, ed, affinché questo non avvenga sono istallate delle fotocellule che non permettono il superamento pena la fermata automatica della linea. I lavoratori per avvantaggiarsi sul lavoro mettono del nastro adesivo sulle fotocellule annullandole, questo in “complicità” con il capo quadra che lascia fare. Oppure, lo stesso viene fatto con le pressette dove bisogna, per sicurezza schiacciare contemporaneamente due pulsanti per evitare infortuni, anche qui spesso viene annullato un pulsante con del nastro adesivo in modo di fare più in fretta ad eseguire l’operazione, e via di questo passo.
Ma non finisce qui, più o meno la stessa cosa , con le dovute differenze, succede anche ai capi squadra che sono anche loro costretti ad arrangiarsi e mettere in campo tutta la loro intelligenza ad inventiva per far fronte alle assurde richieste produttive della direzione d’officina senza gravare troppo sugli operai della propria squadra e cercare di gestirla al meglio per evitare eventuali ribellioni che scaturirebbero in scioperi, uno sciopero di squadra sarebbe una macchia indelebile per la sua carriera.
Facciamo un po’ di numeri per spiegare alcune cose tecniche a beneficio di chi non è addetto ai lavori. Come sapete (o meglio si dovrebbe sapere) una linea di montaggio è composta di diverse squadre che operano in sequenza. Le squadre di norma sono 6 o 7, ogni squadra è composta da circa una trentina di operai. Il tempo assegnato ad una squadra per produrre una vettura è la somma di tutte le operazioni di montaggio che si svolgono in una determinate squadra.
Poniamo che il tempo di una squadra sia di 10.350 minuti, diviso 450 (il tempo di lavoro in minuti di una giornata) da, come risultato 23 operai occorrenti saturati a 450′. A questo bisogna aggiungere 930′ per il cambio fisiologico (23 op. x 40′ di cambio per operaio = 930) che vuol dire 2 operai cambisti che si aggiungono ai 23 e così arriviamo a 25 operai.
A questo bisogna aggiungere altri 3 operai per la percentuale assenti che supponiamo del 10% che da come risultato op. 2,5 che si arrotondano a 3.
A questo punto il fabbisogno in quella squadra è di 28 operai, ed è questo quello che paga l’analisi lavoro a quel capo e, in sostanza dice: arrangiati, devi assicurare la produzione di 225 vetture ben fatte senza scarti e di ottima qualità.
Per il capo inizia una fase di ricerca per fare in modo di trovare delle soluzioni. Come sapete è difficile se non impossibile saturare un lavoratore del montaggio a 450′ perché i pezzi da montare non si possono spezzettare e quindi la media di dissaturazione arriva spesso al 10-15%, solo in rari casi la saturazione individuale arriva esattamente a 450′.
Tutta la dissaturazione è a carico del capo quadra e viene considerata come perdita e fatta pesare su di lui in termini negativi dai suoi superiori, da qui la ricerca del capo per farla pagare in parte agli operai della sua squadra con trucchetti e raggiri e a volte con imposizioni. Inoltre spesso nella squadra ci sono operai inidonei o parzialmente inidonei che non sono riconosciuti dalla sala medica e gli vengono conteggiati come una persona valida ma che lui non può posizionare adeguatamente e quindi diventa una ulteriore perdita rispetto all’ottimo che è la perdita zero. Anche lui quindi deve far ricorso all’intelligenza operaia o……. impiegatizia.
Il capo squadra deve trovare il modo per ottenere qualche operaio in più per poter soddisfare le esigenze quotidiane quando un operaio ha un bisogno fisiologico urgente o chiede di andare in infermeria e deve sostituirlo. Lo fa in diversi modi. Caricando delle operazioni aggiuntive in modo da superare il 450 consentito ad operai che ignari non se ne accorgono, oppure non facendo eseguire operazioni come le maschiature che consistono nel passare nelle sedi dove verranno messi dei bulloni, in punta con il motorino per pulirli dalla vernice per rendere più facile e sicura l’operazione, oppure evitando l’operazione di imboccare il bullone a mano, come previsto dal ciclo e farlo direttamente con il motorino, o addirittura non facendo montare piccoli particolari che non si vedono una volta che la vettura è montata, ecc…. tutte cose che vanno a scapito della qualità.
Tutti questi accorgimenti gli permettono di ritagliarsi uno o due operai da utilizzare in proprio, a volte in combutta con cronometristi compiacenti riescono a farsi allargare un tempo e cosi guadagnare qualche minuto. Ci fermiamo qui per non narrare delle cose poco oneste e intrallazzi che alcuni capi fanno con i fornitori di particolari da montare allo scopo di trarne dei vantaggi personali.
La cosa si ripropone ai livelli più alti, il capo reparto si deve inventare soluzioni per quadrare i conti col suo superiore e così dicasi del capo officina sino ad arrivare ai dirigenti d’officina che ricorrono a volte ad imboscare intere partite di vetture difettose al centro facendole recuperare poi in straordinario coprendo il tutto con falsificazioni di documenti e altre manipolazioni, spesso gli scioperi sono una manna per questi personaggi perché li usano per scaricare le perdite gonfiandole.
Ho voluto dare un quadro approssimativo di quello che succede dentro gli stabilimenti di montaggio, cose che se non sono conosciute non permettono di fare delle giuste e puntuali valutazioni da parte di chi dall’esterno pretende di sapere e prendere delle decisioni.

ISMEL – Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro dell’Impresa e dei Diritti Sociali – www.ismel.it è attuale gestore del sito Mirafiori accordi e lotte
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