Gruppo FIAT – Gli accordi sulla prestazione di lavoro / Premessa

Commento di Cesare Cosi

Com’è rilevabile in quasi tutti gli accordi elencati e argomentati, il tema della Prestazione di lavoro da intendersi come – Cottimo volumi produttivi imposti – Salario collegato a questo – Regole per il rispetto di questo al fine di ottenere il salario è largamente presente .

Il 20 dicembre del 1937 nel contratto collettivo nazionale si sancisce:

Art. 7. – Ogni qualvolta in conseguenza dell’organizzazione del lavoro nell’azienda, l’operaio sia vincolato ad un determinato ritmo produttivo, o quando la valutazione del lavoro a lui affidato sia il risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione, l’operaio stesso deve essere retribuito a cottimo.L’effettuazione del passaggio dal sistema di cottimo a quello ad economia non dovrà, rimanendo inalterate le condizioni di lavoro e la produzione individuale, portare diminuzione di retribuzione.

Il primo paragrafo è diventato l’art. 2100 del Codice civile da sempre largamente non rispettato perché non esiste azienda di produzione di serie che non quantifichi, con i sistemi più diversi, i volumi da produrre agli addetti. Purtroppo nella quasi totalità delle fabbriche italiane la voce cottimo non esiste più nella busta paga quasi ci fosse la convinzione che, non essendoci l’istituto, lo strumento e lo sfruttamento non esistano.

Il non rispetto della norma non è importante per l’assenza della voce salariale (i soldi si possono ottenere in molti modi) ma per l’impossibilità di verificare e contrattare in modo certo l’entità dello sfruttamento.

Per il mondo Fiat cottimo, salario collegato e premi di produzione sono stati per anni parte rilevante della retribuzione operaia. Non dimentichiamo che alla fine degli anni ’60, per il solo cottimo, quando il salario medio era di lire novantamila, si guadagnava 80 lire/ora con orario superiore alle 180/ore mese.

Con l’accordo del 18 luglio del 1955 (non firmato dalla FIOM) l’azienda rivoluziona l’intero sistema di regole, riorganizza gli uffici analisi lavoro, modifica compiti e ruoli delle gerarchia e degli uffici tecnici si adegua in sostanza al modello taylorista-fordista.

Come questa radicale trasformazione si sia sviluppata e come sia finita la si può seguire nel divenire della contrattazione degli anni successivi e nei giudizi e commenti presenti.

È con gli accordi del 31 maggio 1968, il 26 giugno 1969 ed il 5 agosto 1971 che si sancisce l’avvio della nuova contrattazione sindacale alla FIAT sull’onda della straordinarie lotte iniziate con l’autunno caldo dove il tema prestazione di lavoro assume una centralità diversa.

La stipula dei questi accordi aprono uno scenario assolutamente nuovo per gli stabilimenti FIAT perché intervengono, dando potere di controllo e di proposta ai rappresentanti dei lavoratori (Consigli di fabbrica), sulle regole che normano la prestazione di lavoro, l’organizzazione del lavoro globalmente intesa e la qualità della vita in fabbrica delle persone (carico di lavoro, tempi d’esecuzione, impiantistica, condizioni ambientali e di sicurezza, ergonomia, pause, orario, salario, ecc.).

L’insieme di queste tematiche erano, di fatto, dominio assoluto della gerarchia d’officina e dello staff e della line dei vari stabilimenti, quindi questi accordi sanciscono un mutamento epocale nella storia degli stabilimenti FIAT.

Riaprire tavoli di contrattazione sindacale reale su questi temi non era semplice perché nei fatti non esistevano più da anni regole chiare, operanti e condivise. Alla fine degli anni 60, l’organizzazione del lavoro e la gestione di tutti gli aspetti della vita delle persone era caratterizzata dallo strapotere della gerarchia d’officina che, seguendo precise indicazione di gestione vallettiana, operava tramite una disciplina di tipo militare e carcerario attuando la peggiore repressione politica, sociale ed umana che la storia industriale del nostro paese ricordi.

Dal 1953 al 1968, gli anni duri alla FIAT (leggere), l’opera di distruzione della FIOM era completata. Negli anni duri a Mirafiori gli iscritti non superavano le 100 unità (300 su tutti gli stabilimenti FIAT torinesi), quindi il patrimonio di conoscenza della realtà produttiva e d’esperienza necessaria per fare contrattazione era concentrata in pochi eroici compagni che avevano resistito nelle officine, nella Commissione interna, e nelle strutture territoriali della FIOM e della CGIL.

Ovviamente il modello gestionale accennato e l’assenza di qualsiasi forma di conflitto e di contrattazione aveva impoverito anche la parte padronale. Il servizio personale, gli uffici analisi lavoro, gli enti che gestivano gli impianti e la sicurezza, ecc. erano non solo impreparati a gestire la contrattazione ma disabituati a rispettare regole e corrette direttive gerarchiche; si può affermare che tutto ruotava attorno alla fabbricazione (fare i tocchi, far avanzare il metallo) ed il vero potere fosse in mano principalmente alla gerarchia d’officina che a quel tempo era un vero esercito, con le sue cordate, i suoi centri di potere e di contropotere, i suoi intrallazzi, le sue ruberie, ecc..

Questi fatti evidenziavano ulteriormente la crisi del modello vallettiano che nei fatti rendeva inoperante la struttura gerchico-funzionale tipica dell’organizzazione fordista. Quanto definito negli accordi ai tavoli di trattativa era o non rispettato o “interpretato” in officina; l’intera struttura era impreparata a gestire i tempi nuovi.

Per lor signori, ad aggravare tutto questo, vi era poi la riscossa sindacale con una straordinaria mobilitazione dal basso e l’unità dei lavoratori. Con l’accordo del 5/8/1971 i delegati eletti su scheda bianca che venivano designati nei vari Comitati (Cottimo, qualifiche, ambiente-sicurezza) e gli esperti, il monte ore utilizzabile (3 ore per ogni dipendente), consentivano ai lavoratori un potere di controllo e di contestazione immediato e continuo. Quanto deciso negli accordi doveva diventare operativo immediatamente.

Se si analizzano i 50 accordi stipulati con la FIAT dal 3 ottobre 1945 al 30 dicembre 1966 dal Consiglio di gestione, dalla FIOM, dalle C.I. e da U.I.L. – C.I.S. e L.L.D. e S.I.D.A.-FISMIC:

  • 3 ottobre 1945
  • 10 aprile 1946
  • 26 luglio 1948
  • 7 settembre 1948
  • 30 settembre 1948
  • 13 aprile 1950
  • 9-25-31 maggio 1951
  • 1 luglio 1951
  • 13-18-30 dicembre 1952
  • 30 settembre 1953
  • 5 febbraio 1954
  • 1 giugno 1954
  • 6 settembre 1954
  • 28/2 – 18/7 – 1/9 – 7/9 – 11/10 – 1955
  • 22/5 – 19/5 – 27/6 1956
  • 28/2 – 8/3 – 9/5 – 18/6 – 1957
  • 18/2 – 3/3 – 4/3 – 14/3 – 5/12 – 17/12 – 1958
  • 24 agosto 1959
  • 16/1 – 21/1 – 28/1 – 16/7 – 1960
  • 30 giugno 1961
  • 24/2 – 4-6/7 – 3/10 – 1962
  • 7 giugno 1963
  • 20/1 – 16/4 – 10/6 – 1964
  • 18 marzo – 1965
  • 30 dicembre 1966

I temi sono:

  • Perequazione paghe
  • Indennità di posto
  • Premio di produzione
  • Orario
  • Abiti da lavoro
  • Accordo minestra
  • Compenso turno
  • Premio generale di stabilimento
  • Disagio linea
  • Banca ore
  • Produttività impiegati
  • Straordinario
  • Lavoro notturno e festivo
  • Ferie
  • Retribuzione periodi di malattia
  • Comitati sicurezza lavoro
  • Retribuzione indiretti/collegati e operatori
  • Accordo linee a trazione meccanizzata – Pausa di 10′ sulle linee – Indennità disagio linea (3/10 – 1962)
  • Trattenute sindacali in busta paga

Pur nelle difficoltà del periodo, la repressione furibonda, la scissioni sindacali, la nascita del sindacato giallo e gli accordi separati, l’insieme delle problematiche affrontate dimostra come le C.I. fossero attente e presenti sui bisogni della gente che rappresentavano. Da non dimenticare che l’accordo del 1962 sull’ampliamento del riconoscimento di linea di montaggio, il salario legato alla mansione e la conquista dei 10′ di pausa collettiva, dato il periodo, non era poca cosa e segnalava già una ripresa dell’azione sindacale.

Ovviamente l’ottica salariale era largamente prevalente e sul tema della prestazione di lavoro ci si limitava, purtroppo solo sulla carta, al controllo delle risultanze finali della classica impostazione padronale. 

È in questo periodo che nella CGIL torinese si consolida un gruppo composto da attivisti, membri di C.I, dirigenti sindacali e intellettuali di varie discipline che formerà nel tempo il principale riferimento per la contrattazione; senza questo gruppo, che racchiudeva il meglio che gli anni duri avevano prodotto, non ci sarebbe stata la spinta per la costruzione dei delegati eletti su scheda bianca ed i Consigli, la produzione dell’importantissimo manuale per la contrattazione dell’ambiente di lavoro, le indicazioni e la tenuta politica per la conquista dei vari punti dell’accordo del 5/8/1971 e successivi.