Commento all’accordo del 7 febbraio 1991

Questo accordo nasce da una vertenza legale, promossa da Fim, Fiom e Uilm di Milano, nei confronti della Fiat sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione che riconosceva l’incidenza dell’intero costo della mensa sugli istituti indiretti e non solo dell’indennità corrisposta ai lavoratori; in altre parole si trattava di riconoscere l’incidenza di circa 6.500 lire giornaliere (costo della mensa per la Fiat), invece delle 172 lire che erano la normale indennità mensa corrisposta al lavoratore. La Pretura di Milano riconobbe la legittimità del ricorso sindacale, ma i sindacati nazionali si affrettarono a concludere il contenzioso con la Fiat con questo accordo, rinunciando a qualsiasi pretesa in materia. Ciò comportò un vivace contrasto con le strutture sindacali milanesi, ma la posizione nazionale era motivata dal fatto che gli elevati costi aggiuntivi determinati dall’estensione di questo contenzioso avrebbero finito per mettere in discussione lo stesso servizio di refezione in Fiat e anche nelle altre aziende.