Commento all’accordo del 18 marzo 2003

Alla fine la crisi aziendale sembra amplificare tutte le tensioni e le contraddizioni che si sono accumulate nel corso del tempo tra i sindacati. Nei primi mesi del 2003 si divaricano le posizioni tra i sindacati nella gestione della crisi: quando la trattativa si apre a livello di stabilimento si riaprono le contraddizioni tra le organizzazioni sindacali e tra gli stabilimenti. In particolare sono indicativi gli accordi “separati”, non sottoscritti dalla Fiom, per lo stabilimento di Cassino il 26 febbraio 2003 e per quello di Mirafiori il 18 marzo 2003. Entrambi gli accordi affrontano i problemi della gestione della cassa integrazione e dei lavoratori eccedenti, ma con prospettive molto diverse: l’accordo riguardante lo stabilimento di Mirafiori stabilisce un forte ridimensionamento occupazione con gli strumenti della mobilità “breve” e “lunga” per consentire a oltre 1800 lavoratori di anticipare la pensione. Si procede quindi a un ulteriore ridimensionamento produttivo e occupazionale che apre legittimi interrogativi sul futuro dello stabilimento, soprattutto in relazione alla produzione del nuovo modello del segmento B che sostituirà la Punto: questo modello dovrebbe essere prodotto nello stabilimento di Melfi, di Termini Imerese e a Mirafiori, ma non è chiaro in quali quantità e con quali effetti occupazionali. Inoltre l’accordo prevede la revisione della metrica del lavoro con l’intensificazione della prestazione lavorativa: si tratta del cosiddetto Tmc2, già applicato in una serie di stabilimenti del Gruppo Fiat. Viceversa l’accordo di Cassino prevede un saldo occupazionale positivo (circa 200 lavoratori posti in mobilità e oltre 300 contratti di formazione e lavoro assunti stabilmente), quindi con una prospettiva ben diversa sul piano occupazionale e produttivo. In nome di una logica formale – la mancata discussione e il dissenso sul piano industriale presentato dalla Fiat – la Fiom ha rifiutato di firmare entrambi gli accordi, tuttavia ciò oltre a costituire un ulteriore elemento di conflitto intersindacale e ha creato, in particolare a Cassino, una esplicita divisione tra i quadri della Fiom.