I 35 giorni alla FIAT 15 anni dopo. Confronto al Lingotto

Alfano, Annibaldi, Azzolina, Bentivogli, Cosi, De Alessandri, Galli, Pertegato

INTERVENTO Di Cesare Cosi

Non intendo fare un intervento organico ma unicamente una serie di incisi con tre finalità:

  • la prima, per dimostrare che la microconflittualità ed il modello di contrattazione che la  sottende, pur se presente, non era l’unico modello esistente e forse neppure il principale o il più diffuso.
  • la seconda, per richiamare ulteriormente alla mente il clima ed il concreto divenire storico che ha consolidato i vari modelli di contrattazione, con il tentativo di fare dei -distinguo- in merito alle responsabilità primarie.
  • la terza, per fare un rapido raffronto tra alcuni fatti degli anni 70 ed altri degli anni 90, con il tentativo di dimostrare come più volte, purtroppo, la storia non insegni.

Lo stimolo principale l’ho ricevuto dall’intervento del dott. Annibaldi, ma anche nella rapida scorsa al libro di Pio ho trovato stimoli nella stessa direzione.

Più volte partecipando a convegni o presentazioni di testi  che trattano le lotte e la contrattazione sindacale alla FIAT negli anni 60-70, non mi riconosco quasi mai nel modello contrattuale illustrato, da dirigenti FIAT soprattutto, ed anche questa volta non mi riconosco in quanto ha esposto il dott. Annibaldi.

Paradossalmente, pur essendo assieme ad altri tra i protagonisti della contrattazione di più lustri a Mirafiori, la storia, i comportamenti reali di molte lavoratrici/ori, delegate/i e sindacaliste/i non appare mai.

I motivi ritengo siano riconducibili a due fatti, o non si conoscono oppure si vogliono tenere nascosti, non si vogliono far emergere perché è più comodo identificare la classe operaia con i soliti stereotipi riduttivi e offensivi che ci risparmiamo.

Lei Dottore non è possibile che non sia al corrente di quanto brevemente esporrò essendo anche Lei un protagonista della contrattazione in quegli anni.

Perché non mettere in evidenza che alla FIAT, ed a Mirafiori in particolare, non esisteva un solo modello contrattuale, quello che Lei, dott. Annibaldi, ha esposto e che sintetizzo nella contrapposizione dell’arbitrio operaio come risposta al precedente arbitrio padronale, e che conseguentemente la contrattazione sindacale non fosse tutta incentrata sullo scontro uomo in più – uomo in meno, 10 pezzi in più – 10 pezzi in meno.

Illustrare il confronto sindacale in fabbrica negli anni 70 unicamente tramite questi canoni (microconflittualità) significa,   per quanto mi riguarda, dire una cosa incompleta, sicuramente fuorviante ed in ultima analisi una cosa non vera.

L’esperienza, il concreto fare  (in termini di contrattazione) di molti lavoratori, delegati, tecnici, capi e dirigenti è stato ben altro, è stato soprattutto un confronto molte volte civile anche se quasi sempre duro, sui modelli tecnico-scientifici su cui la  FIAT, Mirafiori e tutti i grandi stabilimenti Tayloristici-Fordisti erano costruiti e vivevano, e sui sistemi di regole scaturiti e formalizzati dalla contrattazione.

Potrei ricordare centinaia di momenti contrattuali in fabbrica, dove a fronte una pur minima modifica al prodotto od alla tecnologia si faceva un pezzo in più o un pezzo in meno come semplice risultanza dell’applicazione delle regole stabilite, altro che assurda negazione delle logiche di gestione industriale.Questo tipo di confronto per Lei non è mai esistito? Per me si, è durato a lungo, dura ancora oggi e senza questo tipo di confronto difficilmente si potrà contrattare nella fabbrica integrata.

Per quanto riguarda poi la durezza del conflitto, molto ci sarebbe da discutere per l’attribuzione delle responsabilità primarie.

Che la contrattazione fosse quella pochezza ricordata non è quindi vero storicamente, perché sono ancora dipendente FIAT e dal ’66 all’86 ho lavorato e contrattato in Meccanica, conseguentemente, assieme ad altri, sono stato  artefice di un modello altro che però non viene mai ricordato.

Il modello di cui parlavo (rispetto del sistema di regole stabilito) è l’unico che è sopravvissuto all’80, prova ne sia che parti di quanto è stato definito in quel settore in termini di regole è stato assunto da Voi (dopo l’80!) come regola generale (bilanciamenti sulle linee, criteri di calcolo, ecc.); purtroppo è anche vero che fosse minoritario al di fuori della Meccanica, e qui le responsabilità investono anche il Sindacato, ma esisteva, era importante e non viene mai ricordato.

La microconflittualità per l’uomo in più o gli X pezzi in meno da noi è sparita quando abbiamo correttamente definito il dettato dell’Accordo 1971.

Se ci ricordassimo vicendevolmente i dati non potremmo però negare che la Meccanica ha cumulato più ore di sciopero di tutti gli altri settori di Mirafiori, e questo potrebbe apparire una contraddizione con quanto detto precedentemente.

A riconferma di quanto detto, il cumulo di quelle ore non è frutto di diffusa microconflittualità ma di lotte per la difesa del sistema di regole concordato (quasi sempre) e per migliorare la condizione di vita e di lavoro (es. le lotte del 1975).

Anche su questi aspetti molto ci sarebbe da discutere per l’attribuzione delle responsabilità primarie, ed anche quale peso hanno avuto imposizioni che arrivavano dall’alto, dal di fuori della Meccanica.

Rispetto poi alla scelta di operare nell’ambito in un sistema di regole, bisogna vedere quanto ci credevate allora e quanto ci credete adesso.

A conferma delle mie certezze citerò un piccolo fatto che i delegati di allora ricordano molto bene, e farò una breve considerazione finale.

Nei primi mesi di gestione dell’accordo 1971, contrattando i carichi di lavoro sulle linee e non riuscendo a trascinare i responsabili in officina sui posti di lavoro, portavamo i pezzi dei motori e dei cambi in direzione per dimostrare all’analisi lavoro (pezzi alla mano),  che quel tempo di montaggio, secondo noi, era sbagliato.

Questo solo fatto la dice lunga sul modello di contrattazione che da subito proponevamo all’azienda; non volevamo imporre nulla ma confrontarci oggettivamente sul problemi esistenti.

Oltre a questo, dato che l’azienda usava un metodo di conteggio dei tempi di lavoro che allora ci era sconosciuto (il noto TMC Tempi dei Movimenti Collegati); per avere comunanza di modello interpretativo e di linguaggio, chiedemmo la consegna dei manuali del sistema su cui i cronometristi venivamo formati e che era il loro (e conseguentemente il nostro) pane quotidiano, e la consegna delle fotocopie del lavoro degli analisti, per verificare quanto elaborato nell’ambito di un comune modello.

La risposta alla richiesta è stata un rigido NO per più mesi, tralascio le doverose considerazioni politiche per questioni di tempo!

I manuali li abbiamo poi trovati tramite percorsi “avventurosi” e solo dopo che abbiamo dimostrato di possederli l’azienda ce li ha informalmente consegnati, le fotocopie dopo alterne vicende ci sono state date, e quindi si è potuto iniziare un confronto ulteriormente di merito che ha illuminato la contrattazione sui carichi di lavoro per lustri e continua ancora oggi.

In sostanza contrattavamo  nel merito di modelli tecnico-scientifici che erano quelli esistenti (i vostri), e non tentavamo di avere ragione a tutti costi costringendo un capo officina con una bandiera rossa a fare un corteo per ottenere X pezzi in meno, ma tentando di dimostrare al tecnico che quel tempo di lavoro era sbagliato o non coerente con l’accordo esistente, che quella norma antinfortunistica era inevasa, ecc.

Queste metodologia di confronto congiuntamente concordata tra Consiglio di fabbrica e Direzione di stabilimento dimostrano quanto tento di spiegare, che se conflitto c’era questo era tutto di merito e riconducibile al non rispetto di Leggi, Accordi o regole concordate.

Se ci soffermiamo poi sui soli carichi di lavoro posso affermare che dopo i primi 2-3 anni, quegli scioperi si sono fortemente ridotti perché ricondotti nell’alveo di una contrattazione tecnico-scientifica di alto livello che è stata, come mi ricordano ancora oggi molti tecnici e capi, di straordinario valore formativo anche per loro, oltre che ovviamente per noi.

Come mai queste impostazioni, questi percorsi di contrattazione non vengono mai ricordati e sottoposti a giudizio?

A riprova di quanto affermo basta valutare l’andamento dei volumi produttivi delle varie linee di montaggio, dei complessi transfertizzati, delle macchine e dei banchi, ecc., dopo l’80.

Se fosse vera la sua affermazione relativa alle consistenti aree di non lavoro che non era possibile recuperare, a fronte della sconfitta subita dal movimento operaio e con l’oggettivo calo dei rapporti di forza successivi all’80, il recupero di produttività sugli impianti (rapporto tra volumi impostati ed addetti posizionati) avrebbe dovuto essere molto rapido e consistente.

Come mai alla Meccanica tutto questo non è avvenuto? Come mai per circa un anno e mezzo i tempi di lavoro non sono cambiati e sono rimasti sostanzialmente invariati gli stessi rapporti produzione-organico?

Non so se Lei ha altre risposte a questi interrogativi, le mie sono la riconferma di quanto ho accennato, con una ulteriore precisazione, che la “porosità del lavoro” derivante dal non rispetto delle regole e dei concreti modelli gestionali non esistevano o erano poca cosa, quindi se c’erano disfunzioni, passività e costi aggiuntivi, questi erano unicamente riconducibili a vostre insindacabili scelte.

A riprova di quanto affermato basta leggere i consistenti graduali cambiamenti/miglioramenti avvenuti dopo, che sono derivati quasi unicamente da migliorie ai prodotti, alle tecnologie ed ai criteri gestionali (fabbrica tecnocentrica), con una “piccola” aggiunta di furti derivanti dal non rispetto delle regole ancora operanti (accordi sindacali).

L’ultima cosa da ricordare su questo aspetto è relativa ai rapporti sindacali che pur se in progressivo deterioramento non hanno subito lo stravolgimento o l’azzeramento che in altre realtà del gruppo FIAT è stato possibile verificare.

A costo di essere impopolare posso dire che questo mantenimento non è stato frutto dei ridotti rapporti di forza che continuavamo a mantenere, ma a precise volontà del gruppo dirigente aziendale di fabbrica. che non intendeva azzerare un’esperienza che per molti versi riteneva utile; il livello di utilizzo strumentale di questa scelta non è qui il momento di analizzare.

Per concludere il “mio inciso” qualcuno potrebbe pensare che le cose dette siano unicamente incentrate su di una sorta di difesa dell’operato di un gruppo o del sottoscritto.

Senza assolutamente disconoscere questa finalità, dato che è stata parte di più di 20 anni della vita di lavoro e di militanza di molti, ritengo che questi temi  siano ancora problematiche vive che, non solo sotto il versante sindacale, interessino sia le lavoratrici che i lavoratori che continuano a lavorare negli stabilimenti FIAT.

Non è questa la sede per dissertare sulla fabbrica integrata, ma ricordare fatti relativi alla contrattazione di degli anni 90 collegabili a quanto discutiamo mi consente di rimanere nel tema.

Penso che anche Lei riconosca che il fatto ricordato relativo alla negazione della consegna dei manuali della metrica usata per i conteggi dei carichi di lavoro (TMC), sia stato non solo un errore politico ma una gaffe, dato che si tentava di difendere i segreti di Pulcinella.

Se ipotizzassimo un uguale comportamento nell’ambito della contrattazione sindacale nella fabbrica integrata tutta incentrata sulla partecipazione e sulla trasparenza sarebbe, a mio parere, non solo un errore ma una assurdità.

Questo fatto invece si è ripetuto nella contrattazione romana per lo stabilimento di Melfi, e questo mi ha fatto anticipare l’affermazione che non sapete imparare dalla storia o dalle esperienze più ricche anche per voi, oppure, nel peggiore dei casi, continuate a perseguire il vecchio adagio che delegati, lavoratori e sindacalisti – meno sanno meglio è – alla faccia della ricerca della partecipazione e dell’integrazione cosciente.

Il fatto è noto ma non a tutti, ho partecipato alla trattativa per Melfi a Roma e, come lei sa, tra le varie rivoluzioni che ci avete proposto la principale è relativa alla metrica dei lavoro ed al sistema di regole sulla prestazione lavorativa.

Essendoci mutamenti radicali, equivalenti come peso politico alla contrattazione del 1971 (ribaltato ovviamente, si lavora circa 1 ora in più di Mirafiori), sono stati da me (FIOM Nazionale- FIOM Melfi) richiesti i manuali e tutti gli strumenti per capire gli elementi centrali del cambiamento.

Il vostro capo delegazione, ha negato questa possibilità di conoscenza, alla faccia di tutte le affermazioni di partecipazione, coinvolgimento cosciente, trasparenza cristallina, integrazione dei saperi e delle esperienze, ecc…

Senza minimamente accusarla di scelte che forse non la coinvolgono, non le sembra che questi comportamenti preannuncino errori che Vi e Ci possono costare cari, soprattutto in una fase di profondo e delicato cambiamento quale quello che stiamo attraversando?

Concludendo e scusandomi con tutti per la frammentarietà, non posso negare che molti degli interrogativi che ho posto a Lei potrei specularmente porli al compagno Pio ed a tanti altri miei compagni ed amici; ma dato che la vera storia di quegli anni a Mirafiori non è stata scritta è bene che nelle varie occasioni dove si discute di questo, un pezzo di verità certificabile sia detta.