La FIAT di Torino

di Piero Mollo (Quaderni di Rassegna Sindacale n. 24)

Oggi alla FIAT, il termine « delegato » è d’uso corrente nel linguaggio sindacale degli operai. Basta assistere alle riunioni periodiche dei « consigli » che li raggruppano a livello di sezione o di officina per rendersi conto quanto essi pesino nella vita di fabbrica e quale ruolo stimolante — anche attraverso i contrasti ed i confronti di opinione più accesi — vanno. assumendo in direzione dello sviluppo di nuove forme di democrazia sindacale. Sono sorti in quasi tutte le sezioni della FIAT, eletti dagli operai nelle squadre e nei reparti (oltre duecento alla Mirafiori, altrettanti alla SPA di Stura, e poi a decine alle Ferriere, alla Grandi Motori, alla Lingotto, a Rivalta, alla Sima, solo per citare gli stabilimenti più importanti); quasi una immensa ragnatela in cui ogni giorno si invischia l’arbitrio padronale, il sopruso del capo; nelle cui maglie si riduce lo spazio alla repressione e alla discriminazione.  Gli operai, sintetizzando il fenomeno, dicono che qualcosa è cambiato. Ma la istituzione del delegato non è stato un approdo casuale, frutto di una intuizione felice dell’ultimo momento. Da anni il problema del rapporto tra i lavoratori e l’organizzazione — stravolto nelle grandi fabbriche da una gerarchia aziendale opprimente ed onnipresente, dalle falcidie della repressione, dalla utilizzazione del sindacalismo giallo — è all’ordine del giorno del movimento sindacale di classe. Dal recupero della FIAT all’azione sindacale, sulla cresta delle lotte del ’62, l’impegno dominante del sindacato è stato quello di trasferire in fabbrica la forza e unità che i lavoratori avevano saputo ritrovare all’esterno nelle lotte, di rinnovare e cementare questa forza e questa unità nelle squadre e nei reparti, ogni giorno, nel momento in cui ogni giorno il processo di sfruttamento capitalistico pone agli operai della squadra e del reparto problemi che devono, insieme, essere affrontati e risolti. I primi passi in direzione di un maggior apporto delle maestranze alla formulazione delle piattaforme rivendicative, dei metodi di lotta e della loro conduzione li abbiamo avuti in occasione delle vertenze sui cottimi del ’68 e per la istituzione della mensa con le grandi consultazioni di massa e con il referendum, dove seppur in forma indiretta, decine di migliaia di operai avevano assicurato un contributo notevole di indicazioni, di critiche, di suggerimenti alla iniziativa del sindacato e stabilito con esso per la prima volta un rapporto di proporzioni inusitate anche dal punto di vista numerico.

Con gli accordi conquistati l’estate scorsa, in materia di regolamentazione del lavoro alle linee fa la sua apparizione ufficiale il delegato, quale strumento riconosciuto di controllo della applicazione delle intese raggiunte. « All’inizio — dice l’operaio Franco Piga delegato della officina 56 della Mirafiori — pochi avevano compreso la importanza del delegato. Poi sono venuti i risultati. Si è cominciato con la « 54 » dove il delegato si è messo subito a funzionare. Si è visto che era possibile opporsi agli aumenti di produzione, che, se si voleva, i « recuperi », prima all’ordine del giorno, potevano essere evitati. Si è capito che un controllo sulla produzione poteva essere attuato; bastava tutti assieme far barriera attorno al delegato per ottenere l’applicazione degli accordi ». Le esperienze si sono rapidamente estese alle altre officine della carrozzeria ed anche per i capi, abituati a fare il bello e il cattivo tempo, la musica è cambiata. « Nelle nostre squadre — affermano tre delegati della SPA di Stura, Battista Saglietto, Tonino Nordi e Leonardo Grulli— gli operai oramai si rivolgono a noi per ogni problema e certe volte anche i capi prima di prendere una decisione. Oggi il compito principale che svolgiamo è in direzione della lotta contrattuale. Informiamo gli operai dell’andamento della vertenza, discutiamo con loro come utilizzare le ore di sciopero indicate dai sindacati, teniamo conto delle varie esigenze che poi riportiamo nella riunione del consiglio per le decisioni generali ».

La gestione della lotta è ovunque l’impegno fondamentale dei delegati. Ce lo dicono anche Giovanni Panosetti della officina 22 e Pietro De Blasio della officina 27. Alla 22 è stato costituito un Consiglio di officina composto da una trentina di delegati che si riunisce periodicamente per formulare le proposte di lotta che poi vengono sottoposte all’assemblea dei lavoratori. « Abbiamo anche in cantiere alcune iniziative — dice Panosetti — per l’applicazione degli accordi sulle cate­gorie. Stiamo preparando delle schede sulle quali gli operai devono descrivere la loro condizione professionale per avere dati concreti sui quali impostare le relative vertenze. Alla 27 oltre agli scioperi contrattuali da alcuni giorni gli operai hanno ridotto anche la produzione ». « Si pone con urgenza — afferma De Blasio —il problema di ritmi più umani, sia per quanto concerne la tutela della salute del lavoratore, sia in ordine a considerazioni più generali quale, ad esempio, quella della occupazione ».

Nella gran pentola della FIAT bolle già il dopo contratto e lo strumento dei delegati fa da alimento alla fiamma. I lavoratori se ne rendono conto e difendono le loro rappresentanze quando il padrone tenta il gioco pesante. Quasi ovunque i tentativi di trasferimento del delegato vengono sventati dalla pronta reazione dei lavoratori. Così come è pronta la risposta operaia alle pressioni sullo straordinario o alla organizzazione del crumiraggio. Si è parlato molto dello scavalcamento dei delegati (e dei sindacati e della Commissione interna) da parte degli operai della carrozzeria quando si sono messi in sciopero ad oltranza contravvenendo alle disposizioni per l’azione articolata. « Il fatto è — spiega Piga, delegato della carrozzeria — che con gli scioperi articolati differenziati per officina può succedere che in alcune linee si deve star fermi anche se non si è in sciopero. Queste ore la direzione malgrado gli accordi in proposito non vuole pagarle. Gli operai esasperati si sono fatti prendere la mano ed hanno adottato la forma della lotta ad oltranza senza pensare che si offriva il destro al padrone di sospendere le lavorazioni a monte delle officine in sciopero. I delegati si sono dati da fare per richiamare questi lavoratori a decisioni responsabili nell’interesse di tutta la lotta contrattuale. Oggi lo sciopero ad oltranza è rientrato e si applicano le forme di lotta articolata con l’obiettivo di farsi pagare le ore di fermata non dipendenti dalla volontà degli operai ».

In questo intrecciarsi di situazioni diverse come si collocano i rapporti con i sindacati e la Commissione interna? Le risposte dei nostri interlocutori in merito sono pressoché unanimi. L’organismo classico di rappresentanza operaia (la C.I.) non suscita soverchi entusiasmi tra la maggior parte dei lavoratori. La strumentalizzazione che il padrone ancora nel recente passato ha fatto delle Commissioni interne, dopo averne isolato la parte ancorata ai principi classisti, come copertura dell’azione discriminatoria e paternalistica, ha lasciato il suo segno anche nella mutata odierna situazione. E’ un fatto, giusto o sbagliato che sia. Cresce di contro, se pur con grandi limiti — ed anche in questo i delegati giocano una parte importante — l’organizzazione sindacale nelle squadre e nei reparti. In meccanica, ci dicono, i tesserati alla FIOM sono più che raddoppiati e non sono ancora stati ritesserati tutti gli iscritti dello scorso anno. Ma si è reclutato molto soprattutto tra i giovani.

Alla SPA, i tesserati alla FIOM sono passati da 650 a 1150. « L’obbiettivo di 1500 — ci dicono i compagni — ce l’abbiamo ormai in tasca. Resta una sana diffidenza, al di fuori di questi risultati incoraggianti » — fa presente Sergio Musso della segreteria provinciale FIOM. « Una parte degli operai, e ce lo dice, attende la conclusione del contratto per entrare nella organizzazione. Vuole cioè vedere se i suoi sacrifici saranno premiati e regolarsi sull’atteggiamento che i sindacati manterranno sino alla fine della vertenza. Comunque allo stato attuale delle cose, in molti reparti attorno al delegato ruotano già in numero crescente gruppi di organizzati che assicurano maggiore incisività e continuità alla iniziativa sindacale.

Che l’organizzazione dei delegati debba rafforzarsi, estendersi, migliorarsi — anche qualitativamente — soprattutto in ordine ai problemi che nasceranno dopo la conclusione del contratto (« guai se finita la lotta contrattuale ci lasciamo nuovamente mettere il piede sul collo ») è una esigenza largamente acquisita. E’ un potere che le conquiste contrattuali dilateranno ulteriormente. « Occorre però avere presente, fa rimarcare Musso, che la FIAT tenterà di recuperare questi organismi alla sua politica come nel passato ha fatto con le Commissioni interne. Il problema è mantenere ad essi la caratteristica di classe che hanno assunto nel corso della lotta, assegnando ai Comitati sindacali il compito di riversare nei Consigli, di difendere e di affermare in essi, la linea unitaria, autonoma e classista del sindacato. E’ questa una esigenza che ci è stata espressa dagli stessi delegati della SPA di Stura e che stiamo tentando di tradurre in realtà proprio in questi giorni con la costituzione dal basso, officina per officina, dei comitati sindacali.