1956-68

Il primo centro-sinistra. Inizia il boom economico e la immigrazione a Torino. Ripresa dell’unità sindacale e delle lotte operaie

Dopo la sconfitta alle elezioni di C.I., la Fiom viene esclusa dalla contrattazione interna per molti anni. La nuova maggioranza dimostrava di avere un leader nella persona di Arrighi che riconduceva al puro rapporto tecnico-contrattuale la sua strategia, rifiutando la logica del conflitto, probabilmente ritenendo che i segnali positivi ricevuti dalla Direzione aziendale aprissero la strada a un ampio riconoscimento del ruolo della nuova maggioranza sindacale. In realtà l’ipotesi “collaborativa” tramontò abbastanza in fretta, come dimostrarono gli avvenimenti successivi.

Il 21 giugno 1956 fu rinnovato unitariamente il Ccnl che non era più stato rinnovato dal 1948: i contenuti erano modesti, con un aumento dei minimi del 4%, mentre per il resto fu completata la parte normativa in sospeso ancora dal 1948.

1958 – Fiat Mirafiori – Montaggi ruote

La scissione della Cisl

Il 1958 è l’anno della crisi della Fim Cisl, maturata progressivamente per effetto del comportamento del gruppo di Arrighi, che si muoveva con una logica fortemente aziendalista, al di fuori degli schemi e degli orientamenti della Cisl. Il 12 marzo la Cisl decide l’espulsione di Arrighi e dei suoi: fu un atto coraggioso poiché significò l’espulsione di 109 membri di C.I. sui 114 eletti nelle liste della Fim, che pagherà un prezzo elevatissimo nelle successive elezioni di C.I. in Fiat e anche nel tesseramento relativo alla provincia di Torino (gli iscritti Fim passeranno dai 17.522 del 1958 ai 6.617 del 1959). La formazione di Arrighi, con la denominazione L.L.D., diventerà la prima organizzazione sindacale in Fiat, mentre la Uilm è il secondo sindacato. In questa circostanza le pressioni e le discriminazioni che erano state utilizzate contro la Fiom furono usate contro i militanti rimasti fedeli alla Cisl per intimidire i candidati e gli scrutatori di questa organizzazione. Ciò fece dedurre che la Fiat appoggiava sostanzialmente l’operazione scissionista. La costituzione del sindacato aziendale è un fatto concreto: successivamente assumerà la denominazione di Sindacato italiano dell’automobile (Sida).

Il 1958 è anche l’anno delle elezioni politiche che avvengono in un clima diverso rispetto il passato: iniziano le discussioni sul superamento dei governi di centro che avevano governato nel periodo successivo alla fase di unità nazionale; nei fatti il risultato elettorale aprirà la strada alla successiva costituzione dei governi di centro-sinistra.

Gli anni cinquanta si chiudevano con l’affermazione della Fiat e le vittorie elettorali del sindacato “aziendalista” e “collaborativo”. Nel 1959 i L.L.D. ottennero la loro massima affermazione elettorale nelle elezioni di C.I.; mentre la Fiom era sostanzialmente emarginato e escluso dalla contrattazione. Alla fine degli anni cinquanta la Fiom contava circa un migliaio di iscritti su 85.000 lavoratori e riusciva a stento raccogliere 300 firme, che allora erano necessarie per concorrere alle elezioni delle C.I..

Il “miracolo” economico e il centro sinistra

Negli anni sessanta continua il miracolo economico. La Fiat continua ad aumentare i propri volumi produttivi e i dipendenti, detenendo l’80% del mercato italiano. All’inizio degli anni sessanta la Fiat è considerata uno dei produttori automobilistici più dinamici, essendo posizionata al secondo posto in Europa, dopo la Volkswagen, per volumi produttivi; inoltre deteneva il 4,7% della produzione mondiale di autovetture. La spinta del mercato interno consentiva alla Fiat d’incrementare progressivamente le proprie posizioni, raggiungendo nel 1968 il 6,6% della produzione automobilistica mondiale. Nel corso degli anni 60, Torino passa da 725.000 abitanti a 950.000, per effetto dell’immigrazione dal meridione, mentre viene attuato il raddoppio dello stabilimento di Mirafiori, con la costruzione di Mirafiori sud.

La ripresa delle lotte sindacali

Le lotte per il contratto integrativo degli elettromeccanici milanesi nell’inverno del 1960, quelle dei siderurgici e di altre aziende e settori, dimostrarono che vi era una ripresa del movimento operaio, con importanti risultati contrattuali e una ripresa del tesseramento sindacale.

Nel mese di maggio del 1962 si apre la vertenza per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici con piattaforme rivendicative molto simili tra le tre organizzazioni sindacali. Il primo sciopero nazionale è il 13 giugno ma, come nel passato, lo sciopero ha scarse adesioni alla Fiat: come al solito a Mirafiori scioperarono poche centinaia di lavoratori.

Alasia Libertini Pace Cottino

Il ghiaccio è rotto

Nello sciopero successivo, il 19 giugno, avviene una svolta rilevante e inattesa: per la prima volta dopo molti anni aderisce una cospicua minoranza di lavoratori Fiat, circa 7.000 secondo le stime sindacali, soprattutto giovani entrati in fabbrica negli ultimi anni. La partecipazione aumenta allo sciopero successivo, il 23 giugno, si stimerà che abbiano aderito 60.000 lavoratori Fiat. L’effetto sulla città di Torino e nel paese è enorme e mette in crisi la Fiat. Per gli scioperi successivi del 26 e 27 giugno la Fiat sospende il lavoro e attua la “serrata” degli stabilimenti. Negli stessi giorni, però, Valletta prende pubblicamente le distanze dalle posizioni intransigenti della Confindustria, dichiarando la necessità di arrivare rapidamente a un accordo di rinnovo del Ccnl che eviti altri scioperi. Il 4 luglio si produce una nuova rottura nella trattativa nazionale con la conseguente dichiarazione di sciopero di tre giorni; nella stessa giornata del 4 la Fiat invia una lettera ai membri di C.I. di Fim, Uilm e Sida proponendo un accordo acconto sul contratto. La Fim respingerà immediatamente la proposta Fiat e la trattativa inizierà con la Uilm e con il Sida e si concluderà rapidamente con un accordo nella notte tra il 5 e 6 luglio.

Contrariamente alle previsioni degli estensori l’accordo non determinò la fine degli scioperi, che anzi ripresero più compatti di prima, in mezzo a un’accesa polemica tra le organizzazioni sindacali. Il 6 luglio si forma una manifestazione spontanea in Piazza Statuto, sotto la sede della Uilm; nel giro di poco tempo le cariche della polizia generano un episodio di guerriglia urbana che si ripete nei due giorni successivi. La Fiat e il Ministro degli interni, Taviani, accusarono immediatamente la Cgil e il Pci di essere gli ispiratori degli scontri in Piazza Statuto; mentre queste organizzazioni erano state chiaramente prese alla sprovvista dalle dimensioni della protesta e, anzi, accusarono la presenza di elementi provocatori, mandati dalla Fiat, che avevano fatto degenerare la mobilitazione dei lavoratori.

Prima delle ferie la Fiat attua 84 licenziamenti di rappresaglia ai danni di militanti sindacali di Fim, Fiom e Uilm, mentre lo sciopero dichiarato per respingere questi provvedimenti, il 4 agosto, fallisce. Al rientro delle ferie la Fiat propose la ripresa della trattativa, questa volta con la partecipazione della Fiom, che in questo modo superò definitivamente la discriminazione attuata ai suoi danni nella conduzione delle trattative. L’accordo fu firmato il 3 ottobre con la mediazione del Prefetto di Torino.

Gli scioperi del 1962 avevano rotto la pace sociale che era durata alla Fiat fin dal 1954; la ripresa sindacale era visibile ma molto lenta, come testimoniava anche il moderato incremento delle adesioni alle organizzazioni sindacali. Da parte sua, la Fiat sperava che l’esplosione sociale che si era verificata si riassorbisse con qualche concessione, senza modificare molto i propri orientamenti in materia di relazioni sindacali. Gli avvenimenti successivi sembravano volgere in tal senso, soprattutto per l’improvvisa crisi economica che si verificò nel 1964, interrompendo la lunga serie d’incrementi positivi in termini di sviluppo economico. La crisi economica fu determinata da una stretta deflazionistica, decisa dalla Banca d’Italia, che comportò una restrizione dei livelli produttivi e occupazionali.

La Fiat utilizzò il periodo di crisi economica e di tregua sociale per ristrutturarsi e rilanciare la produzione, che già nel 1966 arriva a livelli considerevoli, con un rilancio dei profitti aziendali. Il rinnovo del Ccnl fu particolarmente tormentato alla Fiat, poiché dopo la riuscita dei primi scioperi ci furono molte difficoltà nella partecipazione dei lavoratori. Nel merito l’accordo fu modesto, oltre alla rivalutazione del 5,5% dei minimi retributivi, introduceva un’ulteriore riduzione dell’orario settimanale, stabilito in 43 ore per il settore auto avio dal 1° giugno 1969.

1962 luglio – sciopero

Nel 1967 Mirafiori occupa ormai 52.000 lavoratori e marcia a pieno regime, producendo 5.000 vetture al giorno. Nello stesso anno entra in produzione lo stabilimento di Rivalta.

Il sindacato e il processo unitario

La riorganizzazione della Fiat non riguarda solamente la produzione ma anche gli assetti direzionali del Gruppo: infatti, nel 1966 Giovanni Agnelli manda “in pensione” Vittorio Valletta assumendo direttamente la presidenza della Fiat. L’ultimo atto di Valletta, nominato presidente onorario della Fiat, sarà la firma dell’importante accordo commerciale con il governo dell’U.R.S.S. per la costruzione del nuovo stabilimento di Togliattigrad da parte della Fiat.

Nella seconda metà degli anni sessanta il processo di avvicinamento tra Fiom e Fim è andato avanti con un crescendo di iniziative unitarie; mentre anche sul piano dell’elaborazione sindacale vengono fatti notevoli passi avanti nella predisposizione della strumentazione rivendicativa e nella lettura delle trasformazioni tecnologiche e dei relativi effetti sulle condizioni di lavoro.

All’inizio del 1968 la vertenza confederale sulla previdenza sembrava conclusa con l’accordo unitario del 28 febbraio; tuttavia la Cgil aveva apposto la propria firma con la riserva di procedere a una consultazione degli iscritti prima di dare l’assenso definitivo. Tale riserva si dimostrò giustificata, poiché vi fu una forte reazione negativa delle camere del lavoro territoriali contro l’accordo, che costrinse la Cgil a ritirare la propria firma e riprendere la mobilitazione dei lavoratori. Lo sciopero per le pensioni del 7 marzo 1968, dichiarato solamente dalla Cgil, ha una partecipazione massiccia da parte dei lavoratori, superiore alle attese, ma a Torino aderirono allo sciopero anche la Fim, la Uilm e il Sida.

Nel frattempo le organizzazioni sindacali stavano predisponendo molte vertenze nelle principali aziende, tra cui la prima vertenza unitaria alla Fiat su orari di lavoro e cottimo.

Il 1968 fu anche l’anno in cui si tennero le ultime elezioni di C.I., ormai considerata logorata nella sua rappresentatività e superata dalle nuove forme di rappresentanza dei lavoratori che si stavano delineando.