Commento all’accordo del 27 marzo 1993

Lancio del nuovo modello della Punto, vettura che sarà presentata al pubblico nel mese di agosto del 1993. In tale circostanza Fiat Auto aveva richiesto di concordare con i sindacati lo scaglionamento delle ferie per il 1993 e l’applicazione del terzo turno per i reparti di Mirafiori Carrozzeria e Meccanica addetti alla nuova produzione.

Fin dall’inizio la trattativa ebbe una notevole rilevanza sui mezzi d’informazione, anche per le divisioni che si manifestarono nelle forze politiche di sinistra e tra le organizzazioni sindacali, oltre agli ovvi problemi e resistenze tra i lavoratori di Mirafiori sulla prospettiva del terzo turno, che riguardava 4.800 lavoratori. Già dalle prime fasi del confronto i sindacati si presentarono divisi ai lavoratori. Successivamente la polemica continuò anche rispetto alla sede della trattativa, che per la Fiom doveva essere Torino, mentre le altre organizzazioni preferivano il confronto nazionale a Roma. La polemica continuò comportando slittamenti della trattativa e anche divisioni sulle modalità di conduzione della stessa, ma in questo caso la strada dell’accordo separato era impraticabile, proprio per la complessità e la delicatezza delle materie che erano oggetto del confronto e per la necessità della Fiat di avere un ampio consenso. Alla fine fu raggiunto l’accordo a Torino attraverso un percorso democratico di consultazione referendaria dei lavoratori che approvarono l’intesa raggiunta.

Il presupposto esplicito da cui partiva l’intesa era l’adozione di un sistema di relazioni partecipative. A tale scopo si concordava di sviluppare una serie di confronti sulle tematiche legate ai nuovi modelli organizzativi e agli assetti complessivi dell’azienda: in particolare un confronto preventivo sulle scelte gestionali, che erano fonte di evidente preoccupazione stante il quadro produttivo complessivo di quell’anno e il successivo avvio dei nuovi insediamenti nel Mezzogiorno, che avrebbero inevitabilmente spostato al Sud il baricentro produttivo di Fiat Auto. L’accordo prevedeva lo scaglionamento delle ferie, in modo da evitare la chiusura feriale dello stabilimento per il 1993, e l’introduzione del terzo turno a Mirafiori Carrozzeria e Meccanica, dall’ottobre 1993, per soddisfare celermente la domanda di mercato della nuova vettura. L’introduzione del terzo turno riguardava anche le lavoratrici, però era accompagnata da una serie di norme che consentivano l’esonero per particolari situazioni familiari, da esaminare in un’apposita Commissione di partecipazione. L’accordo in realtà estendeva il principio di applicazione del terzo turno, già previsto dall’accordo 19 marzo 1986 per le lavorazioni ad alta intensità di capitale, anche ai nuovi modelli che sarebbero stati lanciati progressivamente dopo la Punto. In questo ambito fu rivista la normativa relativa al terzo turno concordando per tutti i lavoratori interessati che la già prevista mezz’ora di accantonamento per ogni turno notturno lavorato (accordo 3 luglio 1978), comportasse anche l’accantonamento della relativa retribuzione in modo che il lavoratore, quando richiedeva il corrispondente riposo compensativo, fosse retribuito regolarmente, con un miglioramento evidente rispetto al passato, in cui vi era diritto al riposo compensativo ma questo non era retribuito, la qual cosa comportava che quasi nessun lavoratore richiedesse la fruizione del riposo. Sempre lo stesso accordo prevedeva anche l’estensione delle Commissioni di partecipazione a tutti gli stabilimenti di Fiat Auto; inoltre venivano istituite due Commissioni congiunte a livello nazionale: una sulla formazione professionale, l’altra su orari e flessibilità.

L’accordo sul terzo turno per la produzione della Punto a Mirafiori ebbe immediatamente conseguenze sulle produzioni della componentistica che, per effetto dei sistemi di rifornimento just in time, dovettero adottare un regime d’orario analogo; tuttavia la prevista espansione della produzione della Punto non deve far dimenticare che la crisi perdurava per i restanti modelli con il ricorso a dosi massicce di cassa integrazione tanto che, dopo l’esaurimento della Cassa integrazione ordinaria, fu necessario richiedere lo stato di crisi per Fiat Auto, con l’accordo del 22 giugno 1993 presso il Ministero del lavoro, in modo da poter ricorrere alla Cassa integrazione straordinaria.