Commento all’accordo del 16 marzo 1940

L’accordo fu sottoscritto dal sindacato fascista, prima della dichiarazione di guerra, per affrontare il problema del trasferimento delle lavorazioni e dei lavoratori dal Lingotto al nuovo stabilimento di Mirafiori, che era stato inaugurato formalmente l’anno prima, il 15 maggio 1939.

A Mirafiori si concentrarono le lavorazioni di meccanica, compreso i motori avio, e la carrozzatura degli autocarri; mentre al Lingotto rimaneva la carrozzeria delle auto. L’obiettivo dell’accordo era di garantire la paga e le tariffe di cottimo ai lavoratori trasferiti, prevedendo un periodo molto lungo di assestamento delle stesse tariffe. Questo è un punto molto delicato in quanto i tempi di assestamento venivano introdotti con l’avvio delle nuove lavorazioni e per l’intera durata del periodo di assestamento le tariffe (i tempi di lavoro e il relativo compenso di cottimo) potevano  essere modificate dai tecnici aziendali. Solamente alla fine di questo periodo i tempi di lavoro da “provvisori”, quindi modificabili, diventavano “definitivi”, quindi non più modificabili. Ovviamente più lungo era il periodo di assestamento più facilmente l’azienda operava dei tagli dei tempi di lavoro. Il Contratto integrativo per la Provincia di Torino del 29 dicembre 1937 aveva stabilito che il periodo di assestamento doveva essere di un mese per le produzioni di serie, tre o quattro mesi negli altri casi. La brevità del periodo era una difesa indiretta per il lavoratore, in quella fase storica, in cui l’applicazione del sistema Bedaux aveva sollevato molte contestazioni anche dai sindacati fascisti; infatti, più breve era il periodo di assestamento, minori erano le possibilità dell’Ufficio tempi e metodi di tagliare i tempi di lavoro. L’accordo Fiat del 16 marzo 1940 consentiva un’ampia deroga a questi termini stabilendo un periodo di assestamento di 12 mesi per le produzioni di Mirafiori. In altre parole prevedeva una specie di scambio tra la garanzia delle tariffe di cottimo e la possibilità per l’azienda di affinare al massimo l’analisi dei tempi di lavoro assegnati; in realtà la deroga non doveva destare eccessive preoccupazioni, per le condizioni di precarietà in cui si avviavano le nuove produzioni alla Mirafiori.