Le valutazioni sindacali sulla conclusione della vertenza Fiat del 1980

COMITATO DIRETTIVO NAZIONALE FLM

(Roma 28-29 ottobre 1980)

Il Comitato Direttivo della FLM riunito per valutare le conclusioni della vicenda Fiat approva la relazione svolta a nome della Segreteria della FLM da Silvano Veronese.

Esprime, sull’accordo realizzato, una valutazione politica positiva: esso riflette una conclusione che ha impedito i licenziamenti e corrisponde ai rapporti di forza che si erano determinati.

Tutto ciò va detto pure nella consapevolezza dei limiti di contenuto e delle difficoltà che hanno caratterizzato lo scontro con la Fiat. Particolare significato assume l’acquisizione contrattuale della rinuncia ad operare licenziamenti collettivi alla fine del periodo dell’eventuale collocazione in mobilità dei lavoratori.

È acquisito infatti un principio politico di grande rilevanza per tutta la categoria, per l’insieme del movimento sindacale e per i necessari riflessi legislativi, secondo il quale in presenza di crisi aziendali e processi di ristrutturazione l’azienda coinvolta in tali processi è impegnata a rispondere con la garanzia di riassorbimento al proprio interno dei lavoratori che, posti in mobilità, non abbiano trovato collocazione applicando così compiutamente la normativa prevista dall’art. 4 del CCNL ed escludendo in tutti i casi ogni ipotesi di ricorso alla procedura di licenziamenti collettivi.

Il Comitato Direttivo purtuttavia è consapevole che l’accordo non corri sponde pienamente alle impostazioni iniziali della FLM e della Federazione Cgil-Cisl-Uil, specie per quanto attiene all’affermazione della rotazione dei lavoratori in cassa integrazione.

Ciò impegna tutte le strutture della FLM, a partire dai C.d.F. della Fiat, ad un intervento rigoroso e puntuale sui processi di ristrutturazione che si affermano come terreno decisivo per il rafforzamento del potere negoziale dei consigli.

La Fiat del resto ha manovrato spregiudicatamente e con i propri comportamenti ha di fatto realizzato le condizioni per uno scontro che non ha avuto precedenti nelle relazioni industriali di questi ultimi dieci anni.

Il crescere di questa spregiudicata manovra è stato scandito dall’annuncio della richiesta di cassa integrazione per 78.000 lavoratori alla presentazione della piattaforma di gruppo; all’apertura della procedura per i licenzia menti collettivi, che riguardavano oltre 14.000 lavoratori, dopo la presentazione di controproposte della FLM che affrontavano l’insieme dei problemi aperti dalla crisi Fiat; alla sospensione della procedura di licenziamenti al momento della caduta del governo Cossiga ed alla repentina, unilaterale e discriminatoria richiesta di cassa integrazione per 24.000 lavoratori. Questa ultima scelta è stata effettuata dall’azienda in presenza di una proposta di soluzione della vertenza relativa ai licenziamenti formulata dal Ministro del Lavoro e accettata dalla FLM e dalla Federazione Cgil-Cisl-Uil.

Risulta chiaro, a giudizio del Comitato Direttivo, come la Fiat abbia di fatto ricercato e perseguito sia una radicalizzazione dello scontro, al punto da motivare e rendere inevitabili forme di lotta, estremamente costose per i lavoratori, molto rigide e di difficile manovrabilità, sia l’obiettivo di realizzare – attraverso la sconfitta politica organizzativa del sindacato – le condizioni per avere mano libera nella ristrutturazione della fabbrica.

Con l’accordo questo disegno non è passato.

È necessario che ora tutte le energie siano impegnate per realizzare le condizioni che consentano un reale controllo della ristrutturazione, partendo dalle risposte in termini di lotta che già successivamente all’intesa si sono realizzate contro i tentativi dell’azienda di agire unilateralmente sulla modifica delle condizioni di lavoro.

A questa iniziativa Fiat la FLM intende contrapporre non una resistenza caso per caso ma una linea strategica che fa perno sull’intervento dello stato nella politica industriale e settoriale, sul governo del mercato del lavoro, nell’ambito della mobilità interaziendale, sulla contrattazione dei regimi di orario, delle modifiche dell’organizzazione del lavoro e delle condizioni per un effettivo controllo dei processi di ristrutturazione.

Ciò è possibile realizzando, a partire dalla gestione dell’accordo, le condizioni per la ripresa della discussione con i lavoratori sui contenuti della piattaforma rivendicativa presentata a luglio.

Il Comitato Direttivo è consapevole della necessità di una ridiscussione approfondita della piattaforma e ciò non solo in ragione delle mutate condizioni ma soprattutto rispetto a due esigenze.

La prima è quella di recuperare un rapporto positivo con i C.d.F., con i delegati e con i lavoratori, deterioratosi in seguito alla divaricazione emersa in fase di giudizio sull’intesa, che va ricomposta operando in direzione della riunificazione. Solo da questa fase è possibile porre i presupposti per un effettivo controllo e condizionamento della ristrutturazione in fabbrica.

La seconda esigenza è quella di intervenire nel merito di una rapida riapertura della discussione in sede politica per la definizione di un piano auto che non rappresenti meramente la sommatoria delle esigenze delle imprese del settore.

La condizione per un successo di questa prospettiva di iniziativa alla Fiat è rappresentata dal consenso unitario che saremo in grado di ottenere sulle nostre proposte.

Particolare attenzione va posta per il superamento delle difficoltà che si sono riscontrate nella fase precedente alla conclusione della vertenza Fiat; sia assicurando agli operai una prospettiva di iniziativa che, anche di fronte ai processi di ristrutturazione, non peggiori la loro condizione di lavoro, sia avviando iniziative appropriate ed immediate per realizzare un rapporto con tutti i lavoratori, in particolare con i tecnici e gli impiegati e capi intermedi.

Il Comitato Direttivo riconferma che le strutture che garantiscono questo rapporto di partecipazione e di piena espressione della volontà dei lavoratori sono le assemblee, i delegati ed i consigli di fabbrica. L’impegno nostro deve essere speso nella direzione di eliminare settarismi, prevaricazioni e violenze, come quelle accadute in alcune assemblee a Torino e che devono essere apertamente condannate, che snaturano il significato delle assemblee come di sedi decisionali effettive nelle quali sia garantita la libera espressione delle opinioni e delle scelte e per quanto riguarda i C.d.F., ribadisce l’esigenza di salvaguardare la loro natura di strumenti effettivamente rappresentativi dell’insieme di tutti i lavoratori.

Questa del resto è una condizione dalla quale non possiamo prescindere se vogliamo proporci come soggetto contrattuale di tutti i lavoratori e se vogliamo qualificare il sindacato come protagonista di processi più ampi di trasformazione sociale.

In questo ambito il prossimo Comitato Direttivo e tutte le strutture della FLM saranno chiamate ad avviare una seria verifica del funzionamento della democrazia sindacale a tutti i livelli della organizzazione e, nel caso, operare scelte nella direzione di garantire il massimo di articolazione del dibattito, nonché di espressione degli orientamenti e delle volontà dei lavoratori, in termini chiari e definiti.

Sulla vertenza Fiat si è realizzata una grande mobilitazione, con lo sciopero generale e con la sottoscrizione a sostegno della lotta, decisa dalla Federazione Cgil-Cisl-Uil oltre che per il pieno coinvolgimento della segreteria della Federazione nelle scelte, nella trattativa e nella conclusione della stessa.

La FLM ritiene che a partire da questa vicenda sia necessario che si apra un dibattito approfondito da concludere con la riconvocazione del Comitato Direttivo sui seguenti temi:

  • strategia generale di politica economica e industriale e le necessarie strumentazioni istituzionali basate sulla programmazione;
  • processo di riunificazione dei lavoratori sulla base di una analisi della collocazione di tutti i lavoratori nel processo produttivo a fronte dei processi di ristrutturazione;
  • problemi di democrazia interna al sindacato e nel rapporto democratico a tutti i livelli tra sindacato e con i lavoratori.

Tali problemi per la loro portata generare e per la loro importanza strategica richiedono soluzioni unitarie come condizioni imprescindibili per un rilancio generale della forza e dell’iniziativa del sindacato unitario in Italia.

La costruzione di tale dibattito troverà nel Direttivo della Cgil-Cisl-Uil una prima verifica generale affidata quindi alla discussione tra tutti i lavoratori.

DIRETTIVO NAZIONALE CGIL-CISL-UIL

(Roma, 4 novembre 1980)

Il Comitato Direttivo Cgil-Cisl-Uil sottolinea la portata della lotta condotta alla Fiat, con il sostegno di tutti i lavoratori e del movimento sindacale su scala nazionale. La lotta ha impedito alla Fiat di passare sul punto decisivo costituito dalla sua espressa richiesta dei licenziamenti o comunque di una mobilità intesa come semplice rinvio dei licenziamenti. Tale risultato ha una rilevante importanza di principio e concreta, che tuttavia non deve fare sottovalutare i limiti dell’accordo rispetto alle richieste avanzate dal sindacato, quale la mancata rotazione per tutti i lavoratori.

Lo scontro alla Fiat è stato, in sostanza, relativo al problema decisivo della ristrutturazione industriale nel quadro della crisi in atto, nello scontro fra l’iniziativa unilaterale dell’azienda nella ristrutturazione e l’azione sindacale per un nuovo livello della contrattazione sull’occupazione, sulla organizzazione del lavoro e degli orari, sulle condizioni dei lavoratori; fra l’opzione del sindacato per una programmazione discussa e contrattata, su scala aziendale, settoriale, generale e una politica industriale che resta arbitrio dell’impresa.

Questa natura dello scontro ne spiega l’asprezza, dimostra l’importanza del risultato acquisito, ma non giustifica i limiti seri e le difficoltà che ci sono stati nelle forme di lotta e le divisioni che si sono manifestate anche tra i lavoratori.

L’indicazione da trarre dalla lotta alla Fiat e dalla sua conclusione è giusto che sia ancora ampiamente discusso, allo scopo di realizzare, a partire dalla stessa Fiat, una iniziativa che riproponga con forza i problemi della programmazione dello sviluppo e, in questo ambito, del programma di settore e d’impresa e porti avanti l’azione di controllo e contrattazione sui problemi che pone in concreto il governo della ristrutturazione nelle fabbriche.

Il Comitato Direttivo ripropone l’esigenza del sostegno del movimento sindacale ai lavoratori della Fiat, dopo una prova così impegnativa, che va realizzato in primo luogo proseguendo e concludendo la sottoscrizione, in modo da consentire una integrazione, inevitabilmente limitata ma di grande significato morale e politico, a retribuzioni così pesantemente decurtate dopo 35 giorni di lotta.